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Breve Fiaba – seconda parte

 

 

 

 

Quante e quante volte l’angelo con le ali mozze si era sentito infastidito dal pianto della sua compagna.
Oltre al fastidio c’era anche la paura di perderla, di ritrovarsi solo.
Non pensava di poter cambiare, non si analizzava, si sentiva perfino incapace di provare sentimenti profondi.
Il pianto così sconsolato e triste lo metteva a disagio, non lo capiva e cercava di prenderne le distanze senza chiedere spiegazioni.
Poi un giorno, un bruttissimo giorno, superando la paura della solitudine, prese una decisione.
Cosa insolita per lui che non decideva mai nulla, lasciò l’angelo dalle bianche ali e uscì dalla casa comune.
Pensava di trovare pace, di alleviare il conflitto che provocava in lui la vicinanza di un angelo che si viveva fino in fondo.
Furono mesi tristi. Avvocati, tribunali, ma………..la Vita continuava e non era possibile arrestarla.
L’angelo dalle bianche ali era sconsolato, triste: l’infelicità che aveva in coppia perdurava anche ora, nella solitudine, e allora capì una cosa fondamentale, che fino ad allora le era sfuggita: non era infelice per il compagno, non era per lui che avvertiva il senso di vuoto e solitudine che sempre l’accompagnava, ma era infelice perché non aveva contatto con sé, con la propria parte più spirituale, più alta e divina.
Non viveva questa parte profonda perché si concentrava sul compagno e attribuiva a lui la responsabilità della propria infelicità.
ORA che era sola, si trovava ugualmente infelice e non pensava a cercare un nuovo compagno.
Troppo grande era stata la delusione.
Anche per lui non era pensabile una nuova compagna, convinto che nessuno l’avrebbe potuto capire.
Ma…..la Vita ha i suoi disegni e così, una sera, inaspettatamente, scoccò nuovamente la scintilla d’amore fra loro.
Il primo pensiero dell’angelo dalle grandi ali fu: “devo accettarlo così com’è, non devo cercare di cambiarlo, devo migliorare la comprensione di me stessa, proprio attraverso lui”.
L’angelo dalle ali mozze pensò che infine tutto era tornato alla normalità e continuò nel suo percorso terreno come prima: insicuro, infelice e attento a non esporsi troppo agli altri.

La Vita ha fantasia e risorse incredibili, non lascia mai soli coloro che si affidano a lei con fiducia e consapevolezza.
L’angelo dalle candide ali si affacciò ad un mondo che gli era sconosciuto fino ad allora: quello dell’interiorità, il mondo del trascendente.
Il manifestarsi di “strane” situazioni nella sua Vita lo portarono a fare i conti con temi fino ad allora ignorati.
Iniziò così un periodo curioso. Da un lato c’era una ricerca di spiritualità e dall’altro una ricerca di concretezza.
L’angelo voleva capire, cercava spiegazioni che nessuno sapeva porgere.
L‘angelo dalle ali mozze era ancora più disorientato di fronte a situazioni inusuali, ma stranamente non ne era spaventato.
Accettava senza timore di aver accanto una compagna che scriveva libri “sotto dettatura di un’Entità astratta”.
Non era infastidito dalle molte persone che si rivolgevano all’angelo dalle bianche ali per trovare conforto e spiegazioni e, con estrema naturalezza, iniziò anche lui a scrivere “sotto dettatura di un’Entità astratta”.
Mentre l’angelo dalle candide ali, attraverso gli eventi particolari che gli accadevano, si apriva sempre più alla Vita e sempre più progrediva nella conoscenza di sé e dei meccanismi cosmici, l’angelo dalle ali mozze si limitava a prenderne atto, senza lasciarsi scalfire da nessuna emozione.
Due esseri così diversi avevano però trovato un punto di incontro nella Vita pratica.
Ambedue rifuggivano dalla forma per privilegiare la sostanza: si circondavano di veri amici, amavano viaggiare, non seguivano regole se non i loro desideri e così gli anni (50) passarono, uno dopo l’altro.
La diversità si stemperava nelle risate, i conflitti si sanavano con grandissimi abbracci e la Vita scorreva serena, ma………..
L’angelo con le ali mozze era stanco di vivere, sentiva che mancava qualcosa in lui, avvertiva il limite di non potersi librare in volo, era amareggiato e scontento per non provare nessun sentimento in profondità.
C’era a questo una spiegazione, l’angelo dalle bianche ali lo aveva scritto in uno dei suoi libri: era un’ energia in stasi.
Era cioè un individuo che doveva vivere una vita in stasi, senza profondità di emozioni, né di sentimenti, insomma senza poter aprire le ali.
Questa stanchezza portò con sé la malattia e a nulla valsero le cure.
Dopo due anni l’angelo lasciò il suo corpo.

La Malattia

“Che strana sensazione ho”, pensò l’angelo dalle ali mozze, “non mi sento più di questo mondo”.
“Eppure nulla è cambiato, la mia Vita è sempre la stessa: stessa compagna, stessa casa, stessi familiari e amici, ma……………è come se non mi appartenesse più nulla.
Sono stanco, ho la tosse e poca voglia di fare, di mangiare.
Le analisi per il momento sembrano escludere qualcosa di preoccupante, ma…..la sensazione che la fine sia vicina mi incalza.
Forse, dopo 78 anni vissuti senza medicine, né analisi, né visite mediche, non mi so adattare alla novità della malattia.
Il mio tormento è solo uno: non ho vissuto.
Mi sono lasciato trascinare dalla vita senza capirla e senza partecipare agli eventi.
Ho vissuto tutto in superfice. Devo recuperare, devo capire il perché si vive, devo farmi delle domande, devo imitare la mia compagna che ha fatto domande e ottenuto risposte da una “Entità incorporea”.
Mi ricordo che anch’io, se voglio, posso accedere a fonti di informazioni incorporee e così prendo un quaderno e inizio a scrivere.
All’inizio non c’è sollievo, il mio scetticismo mi fa dubitare di tutto, ma piano piano entro in empatia con ciò che scrivo, lo sento finalmente mio. Inizio a volermi bene. Fugaci sprazzi di emozioni mi raggiungono e riesco a piangere e a provare gioia.
Sento la necessità di parlare, di confrontarmi, accetto perfino l’aiuto di una psicologa che mi fa concentrare sul respiro e mi induce in visualizzazioni insolite per me.
Vedo sempre il sole all’orizzonte, ma non so se sta sorgendo o tramontando.
La mia compagna mi esorta a guardarmi attorno: se gli animali cercano le tane è il tramonto, se cercano il cibo, è l’alba.
Osservo, ma…………: sono assolutamente solo: nessun animale in vista.
Sento un senso di pace, non ho più paura della morte, mi sento pronto e anche determinato ad andarmene da questa Terra.
Non c’è aiuto che possa farmi cambiare idea, non c’è cura che possa funzionare: voglio uscire dal corpo.
ORA che sono uscito so il perché: volevo ritrovare le mie ali”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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