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Contatto con se stessi

Pensare a se stessi è la cosa più bella che l’essere umano possa e debba fare, perché nel momento in cui l’individuo pensa a se stesso si mette in contatto con la parte più “alta” cui possa accedere umanamente.
Noi pensiamo e parliamo sempre di spiritualità, parliamo di Dio e sovente lo vediamo all’esterno di noi, ma noi SIAMO Dio, ne siamo l’espressione più alta percepibile sulla Terra.
Dobbiamo percepirci mettendoci in contatto con noi stessi.
Questo fa sì che tutto ciò che è al di là della razionalità, della limitazione della Mente umana possa arrivare a noi ed innalzarci a quella spiritualità che spesso continuiamo a vedere come settoriale e non come parte intrinseca di noi stessi.
Quando mi metto in contatto con me stesso che cosa accade? Intanto annullo tutto ciò che è “esterno”, perché si tratta di un momento fra me e me. Ho la possibilità di ascoltarmi, di capirmi e soprattutto di interagire fra me e me senza che nulla venga a disturbare questo colloquio interiore.
Perché ci vuole un colloquio continuo fra me e me? Perché tutto quello che è di disturbo “esterno” (senza però dimenticare che siamo tutti UNO) può comportare la tentazione di mistificarmi, di destabilizzarmi per aderire ad un qualcosa che non mi è utile.
Perché non mi è utile? Perché in quel momento non risponde ad una necessità della mia Energia.
Nel colloquio interiore, nell’aderire a me stesso ho la possibilità di vagliare tutti gli stimoli con cui vengo a contatto (persone, libri, incontri, sollecitazioni..), e nel vagliarli devo essere così accorto da considerare solo ciò che è utile a me.
Non posso giudicare se è giusto o sbagliato, ma soltanto se è utile o meno per me.
Questo è un passaggio fondamentale.
Molte volte ci riempiamo di informazioni, di tecniche, di cose che per essere applicate necessitano di un ulteriore sforzo mentale, e tutto ciò che è sforzo mentale ci devia dal nostro sentire profondo.
Quindi non giudico se è giusto o sbagliato, ma semplicemente se mi è utile o no.
Prendo ciò che mi è utile in quel momento perché corrisponde ad una sollecitazione che mi spinge ad approfondire, a fare mio, ad esercitare ciò che in quel momento vivo.
Tutto questo non può avvenire se io non ho un contatto completo, costante con me stesso.
Se io mi lascio fuorviare dalle aspettative degli altri, se voglio uniformarmi a quello che all’”esterno” si aspettano da me, non avrò mai la certezza di fare ciò che mi è utile, ciò che serve a me stesso.

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